Ogni giorno milioni di pacchi e container contenenti tra le più disparate merci attraversano il globo. Dal momento in cui la globalizzazione ha permesso scambi veloci ed efficienti in pressoché ogni paese si sono venute a creare nuove esigenze, in particolare in relazione alla regolamentazione e clausole sulle spedizioni stesse. Tra queste ultime rientra la dicitura “Delivery Duty Paid“, spesso abbreviato semplicemente in DDP. Di che cosa si tratta e quando viene impiegato questo sistema?
Che cos’è il Delivery Duty Paid?
Nel mondo delle spedizioni può accadere che, per facilitare e velocizzare il transito delle merci, il venditore (o comunque il mittente) metta in campo alcune strategie. In genere si tratta di clausole contrattuali spesso impiegate nelle compravendite internazionali e che, quindi, prevedono il passaggio delle merci da una nazione all’altra. Di conseguenza, possono sussistere degli oneri doganali che, di norma, sono a carico del destinatario.
Il mittente, però, può inserire tra le clausole contrattuali quella del cosiddetto Delivery Duty Paid, che in italiano spesso si traduce semplicemente con “consegna pagata”. Questa clausola si applica, come detto, nelle compravendite internazionali codificate nell’Incoterms. Per Incoterm (international commercial terms) si intende l’insieme di termini contrattuali che regolano le importazioni e le esportazioni internazionali.
Queste norme sono state standardizzate proprio per risultare applicabili in tutto il mondo e hanno lo scopo di definire, senza equivoci, i diritti e i doveri di ogni soggetto che interviene nel processo.
Che cosa prevede il DDP?
Con l’adozione o l’inserimento della clausola contrattuale del delivery duty paid, stando a quanto riportato dalla stessa Camera di Commercio Internazionale (ICC), “il venditore effettua la consegna mettendo la merce a disposizione del compratore, sdoganata all’importazione, sul mezzo di trasporto di arrivo pronta per la scaricazione nel luogo di destinazione convenuto. Il venditore sopporta tutte le spese e i rischi connessi al trasporto della merce al luogo di destinazione e ha l’obbligo di sdoganare la merce non solo all’esportazione ma anche all’importazione, di pagare eventuali diritti sia di esportazione sia di importazione ed espletare tutte le formalità doganali.”
Ciò significa che, secondo la clausola del delivery duty paid, nel momento in cui il venditore fornisce la merce, questa viene intesa come già sdoganata in import rispetto al paese di destinazione. In questo caso, però, la merce sarà consegnata in un luogo che le parti dovranno concordare. Spesso si tratta di un punto di consegna (come per esempio un magazzino) indicato dal compratore.
Le spese di trasporto e tutti i costi che si dovessero eventualmente presentare in relazione ai rischi di trasporto dal luogo di spedizione a quello di destinazione, comprese imposte e diritti doganali, secondo il delivery duty paid, sono a carico del venditore. Di conseguenza, anche imposte quali l’IVA (Imposta Valore Aggiunto) è a carico del venditore.
Sempre a carico del venditore è l’onere di essere in possesso di tutte le autorizzazione e le licenze necessarie per l’importazione e l’esportazione. Gli unici costi che restano a carico dell’acquirente sono quelli legati allo scarico del mezzo di trasporto.
Differenza tra delivery duty paid (DDP) e delivery at place (DAP)
Esiste anche un’altra formula simile, ovvero quella del DAP (delivery at place). In questo caso, però, la responsabilità del venditore non si limita al trasporto e ai rischi e alle imposte connesse fino al momento della consegna nel luogo concordato.
Se si sceglie di optare per il delivery at place, infatti, il venditore si fa responsabile della merce fino al momento della consegna nel luogo concordato con il compratore. Quest’ultimo, a sua volta, è responsabile della merce a partire dal momento in cui è consegnata. Le spese doganali, i dazi e tutte le imposte correlate, nel DAP, sono però a carico del compratore anziché del venditore.
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