Il pasticcio fiscale dei cervelli in fuga

Se il problema dei cervelli italiani in fuga è una priorità nazionale, le ultime leggi approvate in Parlamento non lo facilitano affatto. Molti laureati di ritorno in Italia hanno appena dovuto scegliere tra un beneficio di cui godere a pieno solo fino al 2017 e uno molto più ridotto ma valido per 5 anni. E non ne sono per niente contenti.

La storia, alle sue origini, che era una storia di buone intenzioni messe in pratica anche con una certa efficacia ma senza la necessaria continuità, si è rivelata un altro buco nell’acqua.

Esenzione fiscale, la mossa

Ai cervelli di ritorno veniva offerta una forte riduzione delle tasse: l’esenzione fiscale del 70% per gli uomini e 80% per le donne sul reddito. Un incentivo molto forte e ben accolto, tanto che nel 2013 ne sono rientrati in 1678. Considerando che parliamo di giovani con un’alta istruzione, specifiche competenze professionali e un reddito medio alto, si tratta di una vera e propria iniezione di fiducia per l’economia del nostro Paese. Il risultato è così entusiasmante che si decide di prorogare la legge fino al 2017, generando l’aspettativa che si potesse andare avanti così anche negli anni successivi.

Le agevolazioni fiscali sono previste per lavoratori autonomi rimpatriati, manager e lavoratori con elevata qualificazione, laureati, avendo obbligatoriamente come requisito per quest’ultimi il conseguimento di una laurea e un’attività di lavoro e /o studio all’estero negli ultimi ventiquattro mesi.

Ed invece, dopo pochi mesi, ecco il colpo di scena: l’esenzione passa dal 70% al 30% per tutti e senza limiti di età. L’applicazione di questa norma cambia le carte in tavola generando lo scontento generale. Ecco, allora, che viene introdotta una clausola che consente a chi è tornato entro il 2015 di scegliere tra il vantaggio primario fino al 2017 (legge vecchia) o quello ridotto per 5 anni (legge nuova). A questo punto ci si chiede cosa succederà. Lo vedremo nei prossimi anni, ma i dubbi manifestati dai diretti interessati non permettono di essere ottimisti.

Purtroppo la instabile situazione politica degli ultimi anni ha creato il solito “pasticcio all’italiana”, in cui una cosa tendenzialmente positiva si è trasformata in una cosa negativa, generando dubbi, difficoltà e una confusione vera e propria. Molto probabilmente, dopo le prossime elezioni del 4 marzo, si andranno a sistemare a livello burocratico tutte queste questioni, soprattutto questa, in quanto trattasi di rientro in Italia di laureati con altissime qualifiche e specializzazioni che non farebbero altro che portare valore aggiunto e risorse economiche di crescita nel nostro paese.

 

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